Eugenio Rattà


Biografia

Nasce e vive a Roma, frequenta quattro anni di Istituto tecnico Industriale per poi passare al liceo Artistico, successivamente si laurea in architettura a La Sapienza di Roma. Tesi in Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti studiando il” Palazzo del Collegio Romano” comprendenti: la Chiesa di Sant’Ignazio, il Liceo Visconti, l’Istituto Meteorologico e il Ministero del Beni Culturali con un progetto di ripristino dei luoghi alla desinatone iniziale. Lavora come architetto in diversi studi di Roma per poi iniziare una carriera come architetto intervenendo in case e negozi del centro storico di Roma, ai Castelli Romani, nella Valle di Vejo, Olgiata etc., per committenti esclusivi. Inoltre come Designer Artistico lavora a complementi di arredo interamente fatti a mano, usando materiali come il rame, il ferro, l’acciaio, il cristallo, la foglia d’oro e d’argento, etc. etc.

Durante gli anni suscita l’interesse di molte riviste specializzate in arredamento e design che lo lanciano come designer artistico attirando la curiosità dei collezionisti italiani, europei e degli Stati Uniti.

Non abbandona mai la pittura, che inizia a praticare da bambino, sino ad arrivare ad esporre i propri lavori, nei più importanti musei italiani ed europei e in famose gallerie, ricevendo diverse menzioni e premi.

Da sempre studioso della Pop Art americana, inglese, francese ed italiana (Johns Warhol, Rauchenberg, Hamilton, Blake, Rosenquaiest, Lichtenstein, Schifano…..)

La sua pittura è ispirata e dedicata agli artisti della Pop Art perchè nessuno come loro è riuscito ad avvicinare l’arte alla gente senza creare barriere, e che l’arte è presente anche in un imballaggio di cartone.

"Se c’è una sfida intrinseca nel gusto per la citazione, questa sfida è quella di utilizzare uno schema conosciuto e formalizzato e riuscire a scovarne un nuovo sviluppo. O inserirlo in un altro ed estraneo contesto e inventarne quindi una nuova dimensione. Questa sfida, forse inconsapevole, forse disarmata, è quella che disputa, e vince, il lavoro di Eugenio Rattà. Il quale attinge a piene mani dalla Pop Art e dal suo decennio d’oro (fine anni ’50 – fine ’60), ne condensa temi e tecniche, ne rincorre i modi e i generi, e alla fine adatta tutto questo bagaglio ad una sublime contraddizione, a quell’ ironico, solare, festoso gioco di rilanci e tentate vicendevoli prevaricazioni fra la sfera privata delle intime malie, e quella sfacciata chiassosa e sbrigativa delle mitologie contemporanee. Pittura timbrica e tesa, inserimento di materiali, ricorso al vero e proprio collage (con connessa depredazione di immagini da riviste, riproduzioni fotografiche, figurine e pubblicità ); e poi il forte carattere bidimensionale della rappresentazione, la trasfigurazione dei soggetti in pretesto pittorico, la connotazione stereotipa dei loro atteggiamenti, l’intento decorativo di motivi ed iconografie; tutto questo crea una geometria luminosa, una psichedelica sistemazione, che da un lato dà conto di un immaginario artistico esplosivo e ridondante, dall’altro vive la relazione problematica e critica con il mondo, con i condizionamenti collettivi, con le mille chimeriche sfaccettature che la realtà assume. Ed è proprio da questa connessione, che a ben guardare si rivela presto un raffinato attrito, che si trasmettono quella impressione ed atmosfera di impalpabile inadeguatezza, che sono la cifra originale e significativa nelle opere di Rattà. Fra utopie fantasie memorie e stato delle cose, le molte sollecitazioni pressanti ed in cerca di armonica convivenza nello spazio vitale di ciascuno, l’artista non nasconde il progressivo e rischioso scollamento, solo lo maschera di "glamourosa" levità, oppone una espansiva visione, scientemente naif, contro gli attuali devastanti modelli di comunicazione di massa, si diverte a irridere e decorare il mondo con i suoi stessi ritagli, i suoi stessi surplus, le sue stesse manie". (Francesco Giulio Farachi)

"Interni neutri al netto dello spazio le figure animate - inanimate, avvolte in giro tra vuoti architettonici e colore, più che una scena corale, mettono in evidenza immagini solitarie sature di colore.
Riesce con grande maestria a far recitare sullo stesso palcoscenico attori e cose di disparte fattura e colore, fa un pop scenografico, mette loro nella condizione di poter apparire nella miglior forma.
E' un cantastorie per immagini".  (Arch.  Angelo Lazzano)


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